Pietre preziose responsabili
Se ci si muove secondo un’etica precisa, l’approvvigionamento di gemme colorate presenta difficoltà significative, legate alla loro rarità, alla distribuzione geologica e alle condizioni specifiche in cui si formano e vengono estratte.
A differenza dei diamanti, che provengono in larga parte da estrazione industriale, circa l’80% delle pietre colorate nasce da attività artigianali e su piccola scala, ovvero ASM (Artisanal and Small-scale Mining). Si tratta di un sistema diffuso, spesso informale: nel mondo circa 44,67 milioni di persone sono direttamente coinvolte; considerando anche famiglie e comunità che ne dipendono, il numero si avvicina ai 150 milioni.
Le gemme colorate si trovano spesso in depositi irregolari, discontinui e difficili da prevedere. Per questo, in molti casi, l’estrazione industriale non è possibile o non avrebbe senso: il lavoro resta manuale, affidato a singoli minatori o a piccoli gruppi che operano con strumenti semplici.
A questa condizione si aggiunge un accesso spesso limitato - talvolta inesistente - alla formazione geologica, gemmologica e commerciale necessaria per riconoscere il materiale estratto e comprenderne il valore reale.
Questo dato incide direttamente sulla natura della filiera.
Dalla pietra grezza si passa attraverso una sequenza di attori: minatori, intermediari locali, commercianti di grezzo, lapidari, grossisti, rivenditori. Ogni passaggio può avere una funzione precisa e non è la sua esistenza, in sé, a costituire un problema.
È frequente che una gemma attraversi numerose mani prima di arrivare al gioiello finito. La criticità nasce quando questi passaggi non sono documentati e la tracciabilità si perde: non è più possibile sapere con precisione chi abbia estratto la pietra, dove sia stata tagliata, quali trattamenti abbia subito, né quale parte del suo percorso sia ancora leggibile.
Per le gemme colorate l’origine ha storicamente un valore riconosciuto: alcune provenienze, come gli smeraldi colombiani o i rubini di Burma, sono parte integrante della loro identità. Pur tuttavia l’indicazione del Paese di origine è un’informazione monca: raramente restituisce la complessità della filiera e non consente, da sola, di comprendere le condizioni reali in cui una pietra è stata estratta, trasformata e portata sul mercato.
Allo stesso tempo, è necessario evitare semplificazioni.
L’estrazione artigianale non è un’anomalia da correggere, ma una realtà strutturale: può generare criticità ambientali e sociali, ma rappresenta anche una fonte di reddito essenziale e, se condotta in modo responsabile, può avere un impatto meno invasivo rispetto all’estrazione industriale. Il punto non è rifiutare questa realtà, ma distinguere ciò che resta opaco da ciò che può essere compreso, documentato e seguito.
Nel mio lavoro, questa opacità orienta ogni scelta. Seleziono le pietre attraverso relazioni dirette o filiere corte, in cui sia possibile ricostruire il percorso della gemma: luogo di estrazione, condizioni di lavoro, passaggi intermedi, taglio, eventuali trattamenti.
Collaboro solo con realtà indipendenti che operano su piccola scala, con accesso diretto ai luoghi di estrazione e filiere corte, documentate nel tempo.
Quando una pietra non può essere ricondotta a una filiera che considero sufficientemente leggibile, non la utilizzo, anche se sarebbe perfetta per un'opera.
Ad oggi non esistono certificazioni per le gemme colorate equivalenti all’oro certificato Fairtrade. La responsabilità non può quindi essere delegata a un marchio o a una formula: richiede conoscenza, relazione e verifica continua.
Alcune filiere:
Virtu Gem
Virtu Gem nasce nel 2020 come risposta diretta all’interruzione del mercato globale e si struttura come modello di filiera corta, in cui estrazione, taglio e valore restano, per quanto possibile, nel Paese di origine.
Moyo Gems
Moyo Gems costruisce una filiera in cui le minatrici acquisiscono gli strumenti per riconoscere, valutare e vendere le gemme, trattenendo una parte sostanziale del loro valore.