«Aurum nostrum non est aurum vulgi», dicevano gli alchimisti, che erano impegnati in un’impresa spirituale ben più nobile e ardita del trasmutare i metalli poveri in oro. Allo stesso modo, Oro Fairtrade (o Fairtrade Gold) è fisicamente lo stesso oro che siamo abituati a vedere, a sognare e a indossare, eppure ha una qualità che lo rende diverso da qualsiasi altro: è come se avesse un cuore.

Oro Fairtrade è il primo sistema di certificazione etica indipendente al mondo per l’oro ed è stato lanciato nel 2011. Nel 2016, quando il mio lavoro portava ancora il nome Maraismara, l'ho introdotto in Italia, dando vita al primo laboratorio orafo e ai primi gioielli certificati Fairtrade del Paese.

Oro certificato Fairtrade è riconoscibile grazie al marchio Fairtrade impresso sui gioielli e all’etichetta che li accompagna.

Si tratta dell’oro più prezioso di tutti perché non solo è autenticamente tracciabile, ma apre anche al miglioramento: lavora per aiutare i minatori a uscire dallo stato di povertà attraverso il loro stesso lavoro e per ridurre, lungo la filiera, sfruttamento, rischio e inquinamento.

Il punzone per applicare il marchio di certificazione Fairtrade sui gioielli.

La realtà delle miniere artigianali

La maggior parte dell’oro richiesto dall’industria orafa viene estratto, perché gli scarti e il riciclo, pur da millenni integrati nei processi produttivi, coprono soltanto parzialmente la richiesta (approfondisci). Di questo oro di nuova estrazione, quattro quinti proviene da grandi miniere industriali o LSG (large-scale mining), mentre la restante parte da miniere artigianali o ASM (artisanal and small-scale mining).

Le miniere industriali vengono gestite da grandi compagnie e sono operazioni ambientalmente impattanti, altamente meccanizzate e organizzate.

Al contrario, le miniere ASM sono composte da individui, piccoli gruppi di persone, famiglie o cooperative che estraggono l'oro dal suolo con un aiuto meccanico minimo, quando non del tutto assente. Si tratta di un lavoro intenso e raramente regolato, che di frequente viene praticato per pura sopravvivenza.

I minatori spesso non guadagnano abbastanza da sfamare le loro famiglie o semplicemente da coprire i costi di estrazione, perché l’oro da essi prodotto non viene pagato il prezzo di mercato fissato dal London Bullion Market (LBMA), ma fino al 30% in meno. La loro posizione al principio della catena di produzione li rende molto vulnerabili, perciò possono essere facilmente sfruttati dai compratori.

[Report IGF]

Fairtrade lavora proprio al fianco di questi minatori artigianali emarginati e delle loro comunità, per sostenerli e accompagnarli nel miglioramento delle condizioni di lavoro e, dunque, di vita.

Tecniche rudimentali, tecnologie assenti e mancanza di misure di sicurezza, rendono le operazioni delle miniere artigianali molto pericolose. Mercurio e cianuro, che se non usati correttamente hanno effetti devastanti sulla salute dell’uomo e sull’ambiente, vengono spesso impiegati poiché costituiscono una soluzione efficiente ed economica nelle pratiche di recupero dell’oro.

Per via delle conoscenze e delle tecnologie arretrate, come pure per il coinvolgimento di superfici esigue e di vene aurifere marginali, i minatori artigianali producono circa il 15% dell'oro estratto al mondo, ma rappresentano ben il 90% dell'intera forza lavoro del settore.

[Ian Berry / Magnum: un minatore toglie dell'acqua da una miniera non Fairtrade allagata in Uganda].

Che cosa significa “Fairtrade”?

Fairtrade – non «fair trade» o «Fair-trade» – è un’organizzazione internazionale e un marchio di certificazione etica nato per migliorare le condizioni dei piccoli produttori e dei lavoratori nelle filiere globali.

Il marchio, a ben guardare, è riconoscibile anche tra gli scaffali dei supermercati: caffè, cioccolato, banane, tè, cotone, rose e zucchero, infatti, sono alcune delle filiere di cui Fairtrade si occupa.

Per ogni tipologia di prodotto esistono Standard Fairtrade specifici, cioè norme stabilite a livello internazionale alle quali devono attenersi gli attori della filiera.

“Oro Fairtrade”, o “Fairtrade Gold”, indica l’oro estratto, lavorato e commercializzato secondo gli Standard Fairtrade per i metalli preziosi.

La certificazione non riguarda soltanto la provenienza del metallo, ma il modo in cui la filiera viene costruita e controllata. Gli Standard Fairtrade prevedono relazioni commerciali più dirette e trasparenti, garantiscono un prezzo minimo e un Premio Fairtrade di 2.000 dollari per chilogrammo d’oro, il rafforzamento delle organizzazioni minerarie, il divieto di lavoro minorile, condizioni di lavoro sicure, libertà di associazione e uso responsabile delle sostanze chimiche impiegate nell’estrazione.

L'uso del Premio Fairtrade viene deciso dalle stesse organizzazioni minerarie e può essere destinato al miglioramento dei processi produttivi, alla sicurezza, alla formazione e a progetti comunitari come scuole, centri sanitari o approvvigionamento idrico.

Oro Fairtrade non si limita a garantire la provenienza dell’oro: rende leggibile il suo intero percorso e porta responsabilità dalla miniera al gioiello finito.

Miniere, raffinerie, operatori del metallo prezioso e aziende orafe licenziatarie partecipano a una filiera controllata e sono sottoposti a verifiche periodiche da parte di un ente indipendente.

Il controllo non si attiva soltanto al raggiungimento di una soglia minima di oro acquistato o dichiarato: anche un laboratorio orafo licenziatario che lavora piccole quantità di Oro Fairtrade deve mantenere il metallo separato, conservarne la tracciabilità fisica e documentale, registrare i passaggi e rendere verificabile l’intero percorso in sede di audit.

L'oro Fairtrade proviene dal Perù

Le miniere certificate Fairtrade si trovano sulle Ande, a più di 4500 metri sul livello del mare, nel distretto di Ananea, a nord del Lago Titicaca, nella regione di Puno.

È una zona tradizionalmente legata all’allevamento di alpaca e alla produzione di lana, attività che appartengono all’identità delle comunità indigene locali ma che, da sole, non bastavano più a offrire prospettive economiche sufficienti. Per questo molti abitanti hanno cominciato a dedicarsi anche all’estrazione artigianale dell’oro, spesso in condizioni informali e poco tutelate.

Attraverso la filiera Fairtrade, questa attività può diventare una possibilità più sicura, formale e dignitosa per sostenere il lavoro delle comunità minerarie e aprire una via concreta fuori dalla povertà.

La prima organizzazione mineraria della regione a ottenere la certificazione Fairtrade è stata quella di Limata.

La sua storia nasce anche dall’esempio di CECOVASA, una cooperativa di caffè Fairtrade della zona. Osservando gli effetti del Premio Fairtrade sulla qualità della vita e del lavoro dei cafficoltori, Limata ha deciso, nel 2017, di intraprendere il percorso di certificazione per l’oro.

L’oro di questa miniera proviene da giacimenti alluvionali, perciò le operazioni di estrazione avvengono in superficie. Il lavoro comincia nelle prime ore del mattino, nel freddo andino, ed è portato avanti da 25 minatori divisi in due squadre.

Dopo la certificazione, Limata ha lavorato per ottenere accesso diretto al mercato internazionale. Prima non riusciva a esportare direttamente e non aveva contatti con gli altri attori della filiera: raffinerie, banche internazionali, aziende orafe.

Incontrare personalmente i potenziali partner commerciali in Svizzera è stato un passaggio importante verso una maggiore autodeterminazione economica: ha permesso ai minatori di vedere la filiera nel suo insieme, fino al gioiello finito, e di comprendere meglio obblighi, dipendenze e responsabilità reciproche.

Nella provincia di Ananea, Limata è stata anche la prima organizzazione a ricevere “inicio-reinicio”, requisito necessario per il riconoscimento come organizzazione mineraria legale e formale.

I minatori lavorano nel rispetto di misure di sicurezza più rigorose, riducendo i rischi per la salute e i possibili incidenti. La cooperativa ha inoltre avviato un piano ambientale per ottimizzare l’uso dell’acqua e diminuire l’impatto delle attività di estrazione.

Uno degli obiettivi più importanti resta la riduzione progressiva del mercurio, utilizzato intanto in condizioni controllate, fino alla sua eliminazione attraverso l’introduzione di nuove tecnologie.

La comunità di Limata cerca di rimanere fedele alle proprie radici, creando lavoro per i membri della comunità e una prospettiva più solida per la prossima generazione. In questo senso, la certificazione Fairtrade non è soltanto uno strumento per differenziarsi sul mercato: è un meccanismo di organizzazione, visibilità e rafforzamento economico.

La cooperativa Minera Metalúrgica di San Francisco de Ananea fa parte di CECOMSAP, Central de Cooperativas Mineras San Antonio de Poto, un’organizzazione che riunisce dieci cooperative minerarie della zona.

Fondata nel 2006 da 24 soci, si trova tra i 4.600 e i 4.900 metri di altitudine. La maggior parte dei membri vive ad Ananea; alcuni nella città di Juliaca.

All’inizio la cooperativa lavorava in condizioni informali e senza macchinari pesanti. Con l’aumento delle entrate e il supporto di CECOMSAP, i minatori hanno avviato un processo di formalizzazione, concluso nel 2017. L’esportazione dell’oro avviene attraverso CECOMSAP.

Alcuni progetti finanziati con il Premio Fairtrade:

- miglioramento della qualità dell’acqua;
- chiusura di vecchi serbatoi di sedimentazione dei fanghi, per proteggere l’ambiente e favorire la rinaturalizzazione;
- realizzazione degli uffici della cooperativa a Juliaca;
- acquisto di un forno fusorio con sistema di estrazione del fumo;
- miglioramenti abitativi per i minatori;
- acquisto di indumenti protettivi;
- acquisto di coperte;
- donazione di computer e stampanti al liceo locale;
- regali di Natale per gli scolari;
- stage formativi nella regione di Cajamarca;
- formazione dei membri e dei lavoratori delle cooperative in materia di contabilità, ruoli e funzioni interne.

La certificazione come percorso

Alla fine del 2016, in Uganda, SAMA – una piccola associazione capace di produrre appena pochi chilogrammi d’oro all’anno – è diventata la prima miniera certificata Fairtrade dell’Africa. In seguito, però, gli audit hanno rilevato condizioni di lavoro non ancora adeguate agli standard e la certificazione è stata revocata.

Questo passaggio è importante perché mostra che Fairtrade non funziona come un’etichetta concessa una volta per sempre. La certificazione deve essere mantenuta, verificata, confermata; quando le condizioni non sono sufficienti, può essere sospesa o revocata.

La filiera non è stata abbandonata. Fairtrade continua a lavorare, anche attraverso progetti specifici e collaborazioni, perché le miniere artigianali possano raggiungere condizioni di lavoro più sicure, più giuste e più stabili.

È qui che si misura la differenza tra una dichiarazione generica di responsabilità e una certificazione reale: non nel promettere una purezza assoluta, ma nel rendere visibile il percorso, controllarlo e intervenire quando necessario.

×